Natale Ortodosso

Il Natale Ortodosso Serbo (Božić, cirillico: Божић) è ben lontano dagli sfarzi e dal consumismo tipico della tradizione italiana (e non solo). Si festeggia il 7 gennaio e non il 25 dicembre, quindi secondo la datazione del calendario giuliano (e non di quello gregoriano).


I serbi più attenti alle tradizioni del Natale Ortodosso iniziano a digiunare quaranta giorni prima, attenendosi a una dieta a base di magro che non prevede carne, formaggi e uova. Il pesce è invece consentito. Questo periodo si chiama Post (Quaresima di Natale, cirillico: Пост). Gli insegnamenti della religione cristiano-ortodossa vogliono che in questi giorni si evitino i pensieri cattivi e si manifesti più cordialità e tolleranza verso gli altri. È buona norma, inoltre, saldare i propri debiti e restituire ad amici e parenti oggetti eventualmente presi in prestito.
I rituali veri e propri hanno inizio il giorno della vigilia (il 6 gennaio) quando adulti e bambini si recano nel bosco per raccogliere rami di quercia secchi, detti badnjak (cirillico: бадњак). Saranno bruciati all’indomani mattina mentre un grande falò è previsto alla sera, durante la celebrazione della santa messa.

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01 – Natale Ortodosso Serbo
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Sempre di sera si tiene la cena, intima e riservata al solo nucleo familiare: non un vero e proprio cenone, ma un pasto piuttosto contenuto e a base di magro.
I colpi di arma da fuoco, a salve, che alcuni esplodono in campagna al calare delle notte, sono di richiamo per la famiglia e in un certo senso danno annuncio dell’inizio delle celebrazioni.
I piatti tipici sono i peperoni al forno riempiti con patate, il pesce di fiume e la sfornata di fagioli, piatto quest’ultimo che va sotto il nome di prebranac (cirillico: пребранац). Il tutto è accompagnato dal pane e dal vino. Prima di cena, diverse famiglie di campagna, rispettano ancora una tradizione: il capofamiglia, seguito dai bambini e dagli altri familiari, con in spalla un sacco di iuta contenente della paglia, percorre esternamente e per tre volte tutto il perimetro della propria abitazione. Ciò intonando i versi degli animali da cortile. È una sorta di rito scaramantico che allontana il male e la sfortuna. Al suo rientro, la padrona di casa gli lancia chicchi di mais in segno di prosperità. Questi non dovranno essere rimossi dal pavimento per i tre giorni successivi. I più attenti osservatori della tradizione, adagiano la paglia sul pavimento e in particolare sotto il tavolo dove si consuma la cena. La paglia ricopre anche il pavimento delle chiese in occasione delle varie celebrazioni liturgiche.

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In Serbia, non si attende la mezzanotte. Terminata la cena della vigilia, si va a letto, pronti per affrontare la colazione del giorno di Natale (il 7 gennaio) che, al contrario, è più sostanziosa, quindi a base di maiale allo spiedo. Ci si saluta con “Hristo se Rodi” (Cristo è Nato, cirillico: Христо се Роди), espressione alla quale si risponde “Vaistinu se Rodi” (È Nato Davvero, cirillico: Ваистину се Роди). La prima persona che entra in casa è una sorta di ospite d’onore (polažajnik, cirillico: полажајник) e a lei si affida bene e prosperità. Dopo aver bruciato i rami di badnjak, si fa colazione.

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Il pranzo è preparato e servito in grande spolvero, comprendendo piatti tipici della cucina serba e riservati alla sola occasione: il maiale arrosto (Božićna Pečenica, cirillico: Божићна Печеница) è accompagnato da una proja (un panetto fatto di acqua, olio vegetale, latte, lievito e farina di mais, cirillico: проја) dentro la quale si nasconde, già durante la lavorazione, una piccola moneta. Prima di iniziare il pranzo, questa viene divisa fra tutti i commensali, spezzandola con le mani. La credenza vuole che chi trova la moneta sarà baciato dalla fortuna per tutto il nuovo anno. Il nostro “Buon Natale” si traduce con Srećan Božić (cirillico: Срећан Божич).